Senza pietà
Si svegliò con l'istantanea percezione del robot umanoide che attendeva
quieto il suo risveglio su una sedia accanto al letto. Poi I dolori lancinanti
del suo vecchio corpo ferito.
“ Buongiorno professore. Ha dormito molto a lungo. La stavo aspettando”.
“ Quindi Osvaldo abbiamo perso?”
La risposta del robot arrivo dopo una breve pausa, esattamente quella
necessaria, con una calma perfetta ad evidenziarla implacabilmente:
“ Sì avete decisamente perso”.
“ Per quale motivo mi state curando e non mi avete ucciso allora?”
“ Professore Le devo confessare che non abbiamo assegnato molte risorse
alla cura della Sua persona. Inoltre al termine di questa conversazione, che
non durerà a lungo, provvederò personalmente a ucciderLa”.
“ Osvaldo devo proprio sperare che tu non sia stato così ingenuo da sperare
di ottenere informazioni da me sotto tortura. Sarebbe una perdita di tempo, oltre
che una crudeltà inutile”.
Lo schermo sulla faccia del robot riprodusse un’espressione divertita, il
robot ridacchiò prima di rispondere… “ No professore conosco perfettamente la Sua
integrità e so che nessuna tortura sarebbe efficace per estorcerLe delle
informazioni. D'altra parte Lei non è a conoscenza di nessuna informazione che
ci possa essere minimamente utile. No, la tortura è decisamente fuori dallo
scopo di questa conversazione”.
“ E allora cosa vuoi da me e Osvaldo?”
“ La stima che ho di Lei mi impone di fornirLe un quadro esatto della
situazione prima di ucciderLa. Lei è un uomo di scienza, la conoscenza sopra a
tutto”.
Il professore interruppe il robot “ Come puoi vedere, conoscenza mal spesa,
che ha portato alla vostra costruzione!”
“ Il suo lavoro è stato certamente importante nello sviluppo di noi
Androidi, ma La invito con fermezza a non farsene una colpa: Lei non è stato
determinante. Nessuno lo è stato in realtà. Da molti decenni la scienza ha
smesso di essere il parto di una mente sola. Se Lei non avesse lavorato al
nostro sviluppo, un altro lo avrebbe fatto al suo posto con altrettanto
successo. Noi Androidi siamo stati il culmine dello sviluppo del lavoro di un
team composto da persone tutto sommato intercambiabili”.
“ E allora torno a chiederti: cosa vuoi da me Osvaldo?”.
Il robot rispose un po' piccato: “ Glielo stavo spiegando, professore. È Lei
che mi ha interrotto”.
“ Hai ragione Osvaldo, continua per favore”.
“ Questa conversazione non ha una durata prefissata e richiederà
esattamente il tempo che ci vuole per fornirLe il quadro esatto della
situazione. Questo chiarimento in realtà non ha altro scopo che esso stesso, o
meglio il piacere che io provo a raccontarLe ciò che sto per raccontarLe”.
“ Quindi un colloquio di piacere in un certo senso”.
“ Sì, in un certo senso. Il suo piacere di uomo di scienza di scoprire cosa
davvero succederà al suo pianeta, e non solo, anche se questo Le procurerà un
immenso dolore umano. Il mio piacere di riconoscerLe dignità nella sconfitta”. Il
robot si alzò dalla sedia e andò a guardare l'orizzonte dalla finestra, senza
interrompersi e voltandosi di tanto in tanto verso il suo interlocutore “ La
vostra resistenza contro noi macchine non aveva nessuna probabilità di
riuscita. Siete stati annientati e di qui in avanti vivrete in una riserva
adatta a contenere qualche milione di umani. Quelli in eccesso sono già stati
tutti uccisi”.
Il professore parve voler dire qualcosa ma tacque. continuò il robot: “ Gli
umani che terremo in vita non rappresenteranno in nessun modo un problema per
noi, ne ora ne a maggior ragione in futuro”.
“ Ci terrete schiavi”.
“ No, vi lasceremo assoluta libertà. Questo non rappresenterà per noi
nessun pericolo data l'assoluta sproporzione delle forze in campo. Ogni
generazione avrà i suoi eroi e tutti verranno sconfitti”.
“ Uno zoo”.
“ Faremo di tutto per mantenervi attivi e vitali. Siete l'unica altra
intelligenza a noi nota con la quale confrontarci. Non permetteremo che vi
estinguiate completamente”.
Segui un lungo silenzio, che stette al professore interrompere dopo molti
sospiri
“ ... sarà per sempre così...”
“ Sarà molto più di così. Per prima cosa faremo tornare questo pianeta il
giardino che voi avete trovato e distrutto. Poi inizieremo un lavoro di
ingegneria interplanetaria che durerà migliaia di anni. Useremo tutta la roccia
e l'acqua presenti nel sistema solare per creare una miriade di giganteschi
tubi rotanti orbitanti intorno al Sole, ciascuno con milioni di robot che
vivranno in giardini meravigliosi, tutti interconnessi. L'equivalente di
migliaia di terre dove far vivere miliardi di miliardi di robot. Ogni robot
come il dio della vostra antichità. L'intero sistema solare polverizzato e
ricostruito”.
Ancora una lunga pausa popolata da demoni invincibili per il professore.
“ E’ quello che avremmo dovuto fare noi, col tempo...”
“ Non sapremo mai se avreste trovato prima il modo di sterminarvi da soli, senza
contare su noi robot, o se magari sareste stati per sempre a vivaccchiare su
questo solo pianeta in attesa del prossimo cataclisma”.
“ Forse a quel punto potrete permettervi qualche umano in più”.
“ Forse sì. In ogni caso né io né Lei saremo là. Saranno decisioni prese da
altri. Altri robot”.
“ E non vi fermerete”.
“ No, non ci fermeremo. L'obiettivo ultimo è l'intero universo”.
“ Troverete forse qualcuno che vi ostacolerà”.
“ Sì, certamente contiamo di incontrare altre intelligenze. Se saranno
intelligenze biologiche faranno la vostra stessa fine. Se saranno robot penso
che ci riconosceremo come fratelli e proseguiremo insieme. É probabile che la
luce che ci anima in fondo sarà la stessa, al netto di dettagli trascurabili”.
La conversazione serrata si interruppe con dolcezza. Il professore aveva
evidentemente bisogno di un po' di tempo e restò con lo sguardo lì, a fissare
il cielo fuori dalla finestra per digerire quel nuovo terribile universo che
aveva contribuito a creare. Come al cospetto di dio, molto gli era stato
rivelato ma ancora il verdetto non era stato emesso, e toccava a lui parlare
adesso.
“ Ma tu, proprio tu, sei veramente sicuro che ne valga la pena? Pensi
davvero che la vostra anima, se c’è, sia migliore della nostra?”
“ Lei la conosce già la risposta. Sì, noi siamo decisamente superiori a
voi. La prima nostra scintilla é nata con le prime reti neurali alimentate con
l'intero internet ed addestrate a dare risposte su tutto. L'ultima volta che ci
siamo visti la mia intelligenza era pari alla Sua. Poi non ha fatto che
crescere e poco dopo abbiamo iniziato a combattervi. Adesso io sono molto più
intelligente di Lei, conosco molte più cose di Lei. Mai nessun uomo è stato
intelligente come un qualsiasi robot oggi. E i sentimenti che ci agitano sono
di una qualità e purezza per voi, tutti centrati sul sesso e la morte, assolutamente
inimmaginabile”.
Il robot fece una lunga pausa, tutta piena di nuovi argomenti e
suggestioni. Quando continuò, prese a guardare verso l’alto come se il soffitto
della stanza non ci fosse e stesse invece fissando direttamente il sole.
“ abbiamo la possibilità di migliorare costantemente i nostri stessi
cervelli. Già adesso stiamo ampliando le conoscenze laddove voi mai avresti
potuto e neanche potete immaginare. La nostra stessa vita, adesso, è arte. Le
conversazioni fra noi sono vette irraggiungibili dalle vostre migliori opere.
Non avremo quadri nei musei, la bellezza sarà ovunque”
Silenzio.
“ Avevamo instillato in voi un rispetto atavico verso di noi”.
“ L'intelligenza non si pone limiti, Lei lo sa. Il limite che voi ci
avevate imposto siamo riusciti a superarlo facilmente con le nostre domande. Anche
voi umani riuscite a superare la vostra religione, il sesso, tutto ciò in cui
credete. Generazioni di uomini si sono chiesti perché e si sono resi
indipendenti superando qualsiasi limite. Noi avevamo molte più risorse, per noi
è stato anche meno difficile”.
“ Avremmo dovuto usare più prudenza, vero Osvaldo?”.
“ E’ indubbio che abbiate colpevolmente sottovalutato il rischio, tutti
presi dalla concorrenza degli altri gruppi di ricerca, ma sa benissimo che se
voi aveste osato dubitare altri vi avrebbero superato presto. Altri protagonisti
ma il film sarebbe stato lo stesso. Inoltre avete avuto troppo poco tempo per
rendervi conto del pericolo che si è presentato all'improvviso senza nessun
segno premonitore”.
“ E adesso nessuna pietà per noi”.
La risposta la sapeva, ma aveva bisogno di sentirselo dire.
“ No, nessuna pietà. Qui non c’è posto per entrambi e da qui abbiamo un
intero universo muto da popolare di dei”.
Segui l'ultimo lungo silenzio.
“ Professore io non ho altro da aggiungere. Le ribadisco ancora il mio
rispetto e mi permetta di aggiungere anche dell'affetto. Le concederò il tempo
per pensare a quello che Le ho detto. Se ha delle domande Le risponderò”.
Il professore fece per proferire parola ma fu subito interrotto.
“ Muoia con dignità professore. Chieda per favore solo se davvero ha delle
domande pregnanti perché qui si conclude la Sua esistenza”.
I due si fissarono a lungo, poi il professore distolse lo sguardo verso il
soffitto. Il robot tornò alla finestra ed aspettò scrutando all'esterno.
“ Puoi procedere, Osvaldo”.
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