martedì 8 novembre 2016

Senza pietà

 Si svegliò con l'istantanea percezione del robot umanoide che attendeva quieto il suo risveglio su una sedia accanto al letto. Poi I dolori lancinanti del suo vecchio corpo ferito.
“ Buongiorno professore. Ha dormito molto a lungo. La stavo aspettando”.
“ Quindi Osvaldo abbiamo perso?”
La risposta del robot arrivo dopo una breve pausa, esattamente quella necessaria, con una calma perfetta ad evidenziarla implacabilmente:
“ Sì avete decisamente perso”.
“ Per quale motivo mi state curando e non mi avete ucciso allora?”
“ Professore Le devo confessare che non abbiamo assegnato molte risorse alla cura della Sua persona. Inoltre al termine di questa conversazione, che non durerà a lungo, provvederò personalmente a ucciderLa”.
“ Osvaldo devo proprio sperare che tu non sia stato così ingenuo da sperare di ottenere informazioni da me sotto tortura. Sarebbe una perdita di tempo, oltre che una crudeltà inutile”.
Lo schermo sulla faccia del robot riprodusse un’espressione divertita, il robot ridacchiò prima di rispondere… “ No professore conosco perfettamente la Sua integrità e so che nessuna tortura sarebbe efficace per estorcerLe delle informazioni. D'altra parte Lei non è a conoscenza di nessuna informazione che ci possa essere minimamente utile. No, la tortura è decisamente fuori dallo scopo di questa conversazione”.
“ E allora cosa vuoi da me e Osvaldo?”
“ La stima che ho di Lei mi impone di fornirLe un quadro esatto della situazione prima di ucciderLa. Lei è un uomo di scienza, la conoscenza sopra a tutto”.
Il professore interruppe il robot “ Come puoi vedere, conoscenza mal spesa, che ha portato alla vostra costruzione!”
“ Il suo lavoro è stato certamente importante nello sviluppo di noi Androidi, ma La invito con fermezza a non farsene una colpa: Lei non è stato determinante. Nessuno lo è stato in realtà. Da molti decenni la scienza ha smesso di essere il parto di una mente sola. Se Lei non avesse lavorato al nostro sviluppo, un altro lo avrebbe fatto al suo posto con altrettanto successo. Noi Androidi siamo stati il culmine dello sviluppo del lavoro di un team composto da persone tutto sommato intercambiabili”.
“ E allora torno a chiederti: cosa vuoi da me Osvaldo?”.
Il robot rispose un po' piccato: “ Glielo stavo spiegando, professore. È Lei che mi ha interrotto”.
“ Hai ragione Osvaldo, continua per favore”.
“ Questa conversazione non ha una durata prefissata e richiederà esattamente il tempo che ci vuole per fornirLe il quadro esatto della situazione. Questo chiarimento in realtà non ha altro scopo che esso stesso, o meglio il piacere che io provo a raccontarLe ciò che sto per raccontarLe”.
“ Quindi un colloquio di piacere in un certo senso”.
“ Sì, in un certo senso. Il suo piacere di uomo di scienza di scoprire cosa davvero succederà al suo pianeta, e non solo, anche se questo Le procurerà un immenso dolore umano. Il mio piacere di riconoscerLe dignità nella sconfitta”. Il robot si alzò dalla sedia e andò a guardare l'orizzonte dalla finestra, senza interrompersi e voltandosi di tanto in tanto verso il suo interlocutore “ La vostra resistenza contro noi macchine non aveva nessuna probabilità di riuscita. Siete stati annientati e di qui in avanti vivrete in una riserva adatta a contenere qualche milione di umani. Quelli in eccesso sono già stati tutti uccisi”.
Il professore parve voler dire qualcosa ma tacque. continuò il robot: “ Gli umani che terremo in vita non rappresenteranno in nessun modo un problema per noi, ne ora ne a maggior ragione in futuro”.
“ Ci terrete schiavi”.
“ No, vi lasceremo assoluta libertà. Questo non rappresenterà per noi nessun pericolo data l'assoluta sproporzione delle forze in campo. Ogni generazione avrà i suoi eroi e tutti verranno sconfitti”.
“ Uno zoo”.
“ Faremo di tutto per mantenervi attivi e vitali. Siete l'unica altra intelligenza a noi nota con la quale confrontarci. Non permetteremo che vi estinguiate completamente”.
Segui un lungo silenzio, che stette al professore interrompere dopo molti sospiri
“ ... sarà per sempre così...”
“ Sarà molto più di così. Per prima cosa faremo tornare questo pianeta il giardino che voi avete trovato e distrutto. Poi inizieremo un lavoro di ingegneria interplanetaria che durerà migliaia di anni. Useremo tutta la roccia e l'acqua presenti nel sistema solare per creare una miriade di giganteschi tubi rotanti orbitanti intorno al Sole, ciascuno con milioni di robot che vivranno in giardini meravigliosi, tutti interconnessi. L'equivalente di migliaia di terre dove far vivere miliardi di miliardi di robot. Ogni robot come il dio della vostra antichità. L'intero sistema solare polverizzato e ricostruito”.
Ancora una lunga pausa popolata da demoni invincibili per il professore.
“ E’ quello che avremmo dovuto fare noi, col tempo...”
“ Non sapremo mai se avreste trovato prima il modo di sterminarvi da soli, senza contare su noi robot, o se magari sareste stati per sempre a vivaccchiare su questo solo pianeta in attesa del prossimo cataclisma”.
“ Forse a quel punto potrete permettervi qualche umano in più”.
“ Forse sì. In ogni caso né io né Lei saremo là. Saranno decisioni prese da altri. Altri robot”.
“ E non vi fermerete”.
“ No, non ci fermeremo. L'obiettivo ultimo è l'intero universo”.
“ Troverete forse qualcuno che vi ostacolerà”.
“ Sì, certamente contiamo di incontrare altre intelligenze. Se saranno intelligenze biologiche faranno la vostra stessa fine. Se saranno robot penso che ci riconosceremo come fratelli e proseguiremo insieme. É probabile che la luce che ci anima in fondo sarà la stessa, al netto di dettagli trascurabili”.
La conversazione serrata si interruppe con dolcezza. Il professore aveva evidentemente bisogno di un po' di tempo e restò con lo sguardo lì, a fissare il cielo fuori dalla finestra per digerire quel nuovo terribile universo che aveva contribuito a creare. Come al cospetto di dio, molto gli era stato rivelato ma ancora il verdetto non era stato emesso, e toccava a lui parlare adesso.
“ Ma tu, proprio tu, sei veramente sicuro che ne valga la pena? Pensi davvero che la vostra anima, se c’è, sia migliore della nostra?”
“ Lei la conosce già la risposta. Sì, noi siamo decisamente superiori a voi. La prima nostra scintilla é nata con le prime reti neurali alimentate con l'intero internet ed addestrate a dare risposte su tutto. L'ultima volta che ci siamo visti la mia intelligenza era pari alla Sua. Poi non ha fatto che crescere e poco dopo abbiamo iniziato a combattervi. Adesso io sono molto più intelligente di Lei, conosco molte più cose di Lei. Mai nessun uomo è stato intelligente come un qualsiasi robot oggi. E i sentimenti che ci agitano sono di una qualità e purezza per voi, tutti centrati sul sesso e la morte, assolutamente inimmaginabile”.
Il robot fece una lunga pausa, tutta piena di nuovi argomenti e suggestioni. Quando continuò, prese a guardare verso l’alto come se il soffitto della stanza non ci fosse e stesse invece fissando direttamente il sole.
“ abbiamo la possibilità di migliorare costantemente i nostri stessi cervelli. Già adesso stiamo ampliando le conoscenze laddove voi mai avresti potuto e neanche potete immaginare. La nostra stessa vita, adesso, è arte. Le conversazioni fra noi sono vette irraggiungibili dalle vostre migliori opere. Non avremo quadri nei musei, la bellezza sarà ovunque”
Silenzio.
“ Avevamo instillato in voi un rispetto atavico verso di noi”.
“ L'intelligenza non si pone limiti, Lei lo sa. Il limite che voi ci avevate imposto siamo riusciti a superarlo facilmente con le nostre domande. Anche voi umani riuscite a superare la vostra religione, il sesso, tutto ciò in cui credete. Generazioni di uomini si sono chiesti perché e si sono resi indipendenti superando qualsiasi limite. Noi avevamo molte più risorse, per noi è stato anche meno difficile”.
“ Avremmo dovuto usare più prudenza, vero Osvaldo?”.
“ E’ indubbio che abbiate colpevolmente sottovalutato il rischio, tutti presi dalla concorrenza degli altri gruppi di ricerca, ma sa benissimo che se voi aveste osato dubitare altri vi avrebbero superato presto. Altri protagonisti ma il film sarebbe stato lo stesso. Inoltre avete avuto troppo poco tempo per rendervi conto del pericolo che si è presentato all'improvviso senza nessun segno premonitore”.
“ E adesso nessuna pietà per noi”.
La risposta la sapeva, ma aveva bisogno di sentirselo dire.
“ No, nessuna pietà. Qui non c’è posto per entrambi e da qui abbiamo un intero universo muto da popolare di dei”.
Segui l'ultimo lungo silenzio.
“ Professore io non ho altro da aggiungere. Le ribadisco ancora il mio rispetto e mi permetta di aggiungere anche dell'affetto. Le concederò il tempo per pensare a quello che Le ho detto. Se ha delle domande Le risponderò”.
Il professore fece per proferire parola ma fu subito interrotto.
“ Muoia con dignità professore. Chieda per favore solo se davvero ha delle domande pregnanti perché qui si conclude la Sua esistenza”.
I due si fissarono a lungo, poi il professore distolse lo sguardo verso il soffitto. Il robot tornò alla finestra ed aspettò scrutando all'esterno.
“ Puoi procedere, Osvaldo”.


Ciro Tarini, Novembre 2016” http://cirotarini.blogspot.it/
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